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Niente oro siamo bijoux ma di lusso

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Alluminio, resina, cristallo: così stupisce il gioiello dei tempi di crisi

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Resina al posto del corallo. Alluminio tagliato con il laser al posto dell’argento. Bronzo invece dell’oro e strass invece dei diamanti che ormai soltanto oligarchi russi e principi arabi possono comprare. Benvenuti nell’era del bijoux symbol, fantasiosa e sfrenata. La materia prima può essere povera, ma l’effetto deve essere lussuoso. Lanvin s’inventa un cristallo blu che sembra il diamante del Titanic, Marni gioca con la plastica e il vetro, Miuccia Prada manda in passerella una collezione di bijoux che mescola rose rosse, rosa o bianche (di resina) a diamanti neri e decorazioni di cristallo.

Nella campagna di Prada Resort 2012 fotografata da Steven Meisel, li porta con gran classe l’emergente (anzi, già emersa) attrice francese Lèa Seydoux (broncio delizioso). Fashioniste impazzite. Miu Miu rilancia: girocolli in ottone con cristalli colorati, orecchini in plexi smaltato, collane e bracciali con perle cabochon e chiusura gioiello, fatti a mano, con fusione a cera persa, tecnica dell’alta gioielleria.

Basterebbe questo a spiegare, in un momento di stentati pareggi di bilancio, gli utili a due cifre (dal 12 al 18 per cento) conquistati dal frivolo, ma significativo segmento di mercato. Nisha Gir, talent scout infaticabile (ha portato in Italia firme come Ayala Bar e Dori Csengeri), ammette che da un paio d’anni «sono le gioiellerie a chiederci pezzi belli, realizzati con cura, e a venderli con successo. Per questione di prezzo, certo, il filino d’oro che ti puoi permettere magari è banale. Mentre il bijoux ti aiuta a esprimerti, ti completa». Nisha segnala due tendenze dilaganti: gli orecchini di alluminio «laserato», effetto argento, o smaltati lanciati da LK, cioè Leetal Kalmason, e i bracciali gemelli, di strass, perle, pietre finte, da portare sulle maniche di una maglia nera o di un tubino da riciclare in versione glam (idea copiata dalle sfilate).

Il bijoux diventa racconto. Clizia Ornato, che ha studiato antropologia e girato il mondo, crea pezzi poetici ispirati ai suoi vagabondaggi: «La mia collezione giapponese», rivela «nasce da un bellissimo francobollo. Come potevo tradurlo in qualcosa da indossare? Così è nato il “bracciale filatelico”. Lavoro dal 2000, e dal 2005, ogni anno va sempre meglio».
Per Maria Calderara, che firma bijoux concettuali (enormi sfere in papier maché, pezzi unici con legni e perle di Tahiti) «la crisi non c’entra poi tanto. E’ una scelta di stile: il gioiello dichiara il suo valore economico, e questa è la sua funzione. Il bijoux è libero dalla necessità di rappresentare un valore, gli si chiede piuttosto di sorprendere».

Già. «I gioielli sono seri e noiosi come i mariti. I bijoux allegri e divertenti come gli amanti»: la citazione cult di Marilyn Monroe si adatta all’inverno del nostro scontento. Niente di strano che anche le sostenitrici dei diamanti-migliori-amici-di-una-ragazza, si lascino sedurre dalle fiabesche collane Chanel in metallo brunito con perle nere, verdi e bianche, dalle follie kidult generation di Tarina Tarantino, dagli animali simbolici (pavoni, gufi, serpenti) della newyorkese Yvone Christa. Siccome non è oro quello che luccica, l’esagerazione è consentita: due-tre le collane di Ayala Bar, con mix sofisticati di tessuto, pietre e frammenti di perline, o una di Dori Csengeri, con i suoi stupefacenti intrecci di filo-passamaneria-cristalli, evitano la triste possibilità di passare inosservate. E se è confortevole avere gioielli-mariti, bene rifugio da non sottovalutare, i bijoux-amanti funzionano molto bene come antidepressivo. Non bisogna fare un mutuo, oltretutto.

http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/431787/

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